La storia dell’uovo di Pasqua

La storia dell'uovo di pasqua

La data di Pasqua viene stabilita dal cielo.
Affinché la Pasqua possa venire festeggiata deve prima aver luogo l’equinozio di primavera il 21 marzo, giorno nel quale le ore di luce e di oscurità sono uguali. Bisogna poi attendere la luna piena, e la prima domenica, dopo la luna piena di primavera, è la domenica di Pasqua. 

Quando nasce l'uovo di Pasqua

All’uovo di Pasqua spetta un compito significativo, che ritroviamo già negli antichi miti della creazione di diversi popoli.

Presso gli Indiani da un uovo d’oro che splendeva come il sole e si divideva in due metà erano sorti cielo e terra.

I Persiani rappresentavano il mondo, non ancora toccato dal male, come un gigantesco uovo di luce.

Per gli Egiziani il primo dio era sorto da un uovo.

Per i Greci, la grande dea Nyx depose un uovo d’argento dal quale nacque Eros, il dio dell’amore. Nella mitologia finnica da un uovo d’oro erano nati il cielo e la terra. E ancora oggi, in molti luoghi della Grecia, si è mantenuta l’usanza di porre a Pasqua un uovo rosso sulle tombe in segno di speranza per una nuova vita.

Per i cristiani l’uovo è diventato il simbolo della resurrezione. In ogni uovo è nascosto un sole dorato, il tuorlo. Così esso non è soltanto il simbolo dell’inizio del mondo, ma è diventato anche il simbolo del nuovo inizio.

La ricerca che i bambini compiono delle uova pasquali simboleggia l’augurio che possano trovare, nella loro vita, il collegamento con le più intime forze di resurrezione. Per mezzo della ricerca dell’uovo di Pasqua comunichiamo ai bambini: Cercate l’uovo, lo troverete sicuramente.

La storia dell'uovo di Pasqua

Un galletto che da poco aveva visto la luce decise un giorno di fare un giro per il mondo; correva contento lungo un ruscello, finché non si fermò impietrito dallo spavento. Un mostro terribile, che le lunghe orecchie dimostravano essere assai pericoloso, gli veniva incontro, proprio sul sentiero. L’audace galletto fece prontamente dietrofront, affrettandosi a tornare là da dove era venuto.

Il mostro davanti al quale era fuggito era un leprotto: anche lui stava facendo il suo primo viaggio alla scoperta del mondo. Aveva trotterellato indisturbato lungo il ruscello, rosicchiando qua e là la verde erbetta e annusando la terra, quando si vide venire incontro il più pericoloso degli esseri. Era un uccello non troppo grande, ma con occhi che osservavano tutto e un becco appuntito ben poco attraente. Date le circostanze, il leprotto decise di battere in ritirata. Soltanto quando fu al limite del bosco si fermò e per prudenza guardò dietro di sé per vedere dove fosse arrivato il suo inseguitore: di lui vide soltanto la parte posteriore che si allontanava veloce. “Dunque” pensò beato “c’è un animale che scappa davanti a me! Deve essere un animale simpatico!”
Intanto, anche il galletto si era fermato per riprendere fiato e scopriva che il presunto mostro, a sua volta, se l’era svignata.

Cosa fecero allora i due eroi?

Con prudenza si mossero l’uno incontro all’altro, finché si trovarono vicini e si salutarono, vergognandosi un po. Da allora presero gusto a stare insieme e ne nacque la più bella delle amicizie: di frequente si potevano vedere l’uno in compagnia dell’altro. Ben presto anche le loro famiglie fecero conoscenza e si piacquero molto. Fu un incontro molto importante, perché si deve a questa amicizia se oggi vi sono leprotti e uova di Pasqua, come narra questo racconto.

Le cose andarono così. Lepri e galline, che a Pasqua hanno molti e graziosi figlioli, sono fra gli animali più pacifici della Terra, e lo sono in particolare questi, di cui parliamo. La gallina vecchia aveva scoperto sotto a un cespuglio un bel posticino per covare le sue uova. Le lepri, che non avevano mai visto uova in vita loro, non si stancavano di ammirarne la forma perfetta e il biancore. Quando la gallina se ne accorse regalò le sue uova alle lepri, tanto sapeva di poterne deporre ancora a sufficienza.

Le famiglie riunite

Ecco dunque la famiglia delle lepri e delle galline riunite davanti al cespuglio dove stavano le uova e occupate in profondi discorsi. “Da dove viene il mondo?” chiese la vecchia lepre grigia. Poi aggiunse: “Noi veniamo dalla foresta, dove vivevano i nostri genitori, ma da dove viene il mondo?”.

“Io posso dirvelo” rispose dandosi importanza la gallina anziana “è una cosa che possiamo sapere soltanto noi galline. II mondo viene da un uovo!” E raccontò della cova delle uova.

“Allora ci deve essere anche qualcuno che ha covato l’uovo del mondo” dissero le lepri. “Certamente!” esclamò la gallina “se non si cova, dalle uova non nasce niente. L’uovo del mondo lo ha covato il grande uccello del mondo, quello che ha deposto l’uovo: è lui che lo ha tenuto al caldo.”

Tutto ciò piacque straordinariamente alle lepri, che contemplavano con ammirazione le uova. Non sapevano che quello era il giorno di Pasqua, il giorno in cui la luce del Sole ha una forza speciale.

E l'uovo del mondo?

“Come è andata a finire con I’uovo del mondo?” stava domandando un leprotto, quando improvvisamente tutti udirono una bella musica. Il Sole si era alzato in tutta la sua magnificenza e splendeva anche sulle uova. Tutti udirono quei suoni, tanto che le lepri, che sono animali molto musicali, si misero a sedere muovendosi a tempo di musica. Le loro orecchie, lunghe e corte, erano come note che seguivano la melodia. Un’allodola si era lanciata nel cielo e cantava la stessa canzone, lodando la luce. Mentre l’allodola cantava e i raggi del Sole splendevano sulle uova, queste si tinsero di svariati colori davanti agli occhi delle lepri e delle galline che ascoltavano in silenzio. Le uova si tinsero per i raggi del Sole, perché la mattina di Pasqua ha una forza speciale. È proprio il Sole che dà i colori anche ai fiori e all’arcobaleno in cielo.

Mentre lepri e galline sperimentavano tutto questo in silenzio, al vecchio leprotto balenò un ricordo sull’origine del mondo: “Prima c’era l’uccello del mondo e l’uovo del mondo” disse “poi brillò la luce solare sull’uovo e fece splendere tutti i colori!”

La storia non è ancora finita

“Lasciami finire la storia” pregò la gallina vecchia “non ho detto tutto. Nell’uovo c’era un liquido d’argento e una palla d’oro, proprio come ci sono ancora oggi nelle mie uova. Quell’uovo, con il suo liquido e la sua palla, era maturo. Nelle mie uova, a questo punto, qualcosa picchia e pigola, il guscio si rompe e vien fuori un pulcino dorato che subito solleva in alto la testolina. Deve essere andata così anche con l’uovo del mondo; il guscio si deve essere rotto e il mondo, l’uomo e tutti noi siamo saltati fuori, perché era davvero un uovo enorme.”

“Si, deve essere proprio andata cosi!” disse il vecchio leprotto e si lasciò cadere a terra. La musica era cessata ed egli abbassò le orecchie.

Le uova variopinte

Là, tra le lepri e le galline, stavano le uova variopinte. “Che cosa è meglio fare con le uova che le buone galline ci hanno regalato?” chiese il leprotto di cui si parlava al principio. In quel momento, sul sentiero che dalla fattoria portava al ruscello, si muovevano saltellando i figli del contadino che era il padrone delle galline. “lo lo so!” disse il leprotto che era amico del galletto, “Noi abbiamo avuto in dono le uova e le regaleremo ai figli del contadino che stanno arrivando. È il meglio che si possa fare!”

Così fu. Il leprotto sedette accanto al cespuglio dove stavano le uova variopinte e si rizzò come un ometto, in modo da farsi vedere dai bambini. Che festa fecero quelli, quando trovarono il nido con le uova colorate! 

“Uova di Pasqua, uova di Pasqua colorate!” essi gridarono, mostrandole ai genitori che,  vestiti a festa, li seguivano lungo il ruscello. “Dove le avete prese?” essi chiesero stupiti. “Non sono le solite uova di gallina!”

“Ce le ha regalate il leprotto!” Risposero in coro i bambini felici con le loro uova variopinte.

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