Februare in latino significa purificare, espiare, e con ragione Febbraio accoglie la festa de La Candelora. Il 2 Febbraio si accende una candela speciale simbolo del nuovo fuoco vitale che riappare nella natura preparando la primavera: fuoco purificatore e fecondatore.

Le origini de La Candelora

La festa della Candelora tra le sue origini in Oriente dalla festa chiamata ipapante, che significa incontro. La festa si estese poi nel VI secolo anche in Occidente, per celebrare le divinità pagane che accompagnavano il passaggio dall’inverno e alla primavera.

Inizialmente non vi era una data fissa, ma poi la Chiesa Cristiana decise di far cadere tale ricorrenza esattamente 40 giorni dopo Natale, poiché in tale data avvenne la presentazione di Gesù al Tempio da parte di Maria e Giuseppe. Secondo la legge ebraica, una donna doveva aspettare 40 giorni dal parto per ritrovare la sua purezza, e dunque per poter accedere di nuovo al mikveh, il bagno rituale purificatorio. Questo avveniva in una vasca di acqua dolce di sorgente che per sua natura era benedetta e aveva il potere di purificare il corpo e lo spirito.

Solo dopo che Maria poté partecipare a tale rito purificatorio, e dunque accedere al Tempio, venne presentato Gesù a Simeone il Vecchio, che pronunciò queste parole: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele» (Luca 2, 29-32).

Il numero 40

Appare interessante notare come anche in questa occasione appaia il numero 40.
40 sono i giorni di Quaresima, 40 giorni rimase Cristo nel deserto, 40 sono i giorni di lutto dopo la morte, 40 giorni è piovuto prima che la colomba riportasse un ramo di ulivo all’arca da Noè, 40 sono i giorni necessari per riparare le ossa rotte o recuperarsi da un intervento chirurgico, e 40 sono i giorni di quarantena. Rudolf Steiner aggiunge che 40 sono anche i giorni necessari al bambino per sentirsi a proprio agio nel suo nuovo corpo, tanto che chiama il periodo di 40 giorni un periodo di tempo santo.

La Candelora nel mondo

In America, e nello specifico in Pennsylvania, ogni 2 febbraio la marmotta mette la testa fuori dalla tana per verificare se la primavera è già arrivata.

In Francia c’è un detto che afferma: “Mangiare crêpes il giorno della Candelora porterà un anno di felicità.”

Una vecchia canzone inglese dice:
Se la Candelora è luminosa e chiara,
vieni Inverno a volare ancora;
se la Candelora porta nuvole e pioggia,
vai Inverno e non tornare più. 

Un vecchio detto scozzese sostiene che se il giorno della Candelora è luminoso, ci saranno due inverni durante l’anno. E similmente in Germania si afferma che se il sole splenderà il giorno della Candelora, la neve durerà fino a Maggio.

Secondo un’antica tradizione celtica è inoltre buona abitudine in questo periodo lavarsi le mani e il viso con il bucaneve, il primo fiore dell’anno a sbocciare, che con il suo colore bianco ricorda proprio la purezza. E sarà proprio il Bucaneve che oggi realizzeremo per omaggiare questo giorno che cade giusto a metà dell’inverno, e che ci porta a pensare già alla primavera.

Il bucaneve con la lana

Bucaneve di lana

L'occorrente per il bucaneve

Per realizzare il nostro bucaneve di lana ci occorre:

  • lana cardata bianca
  • lana filata verde scuro
  • bacche di rosa canina
  • una campanellina
  • filo verde scuro
  • ago per cardare
  • due ciotole d’acqua calda e fredda
  • saponetta

La procedura

Tratto dal workshop: Crea il bucaneve di lana

La crêpes bretonne

“Mangiare crêpes il giorno della Candelora porterà un anno di felicità.”

Abbracciando la tradizione francese, il giorno della Candelora prepareremo le crêpes bretonne senza glutine. La consistenza risulta a metà tra una piadina e una crêpes normale, e ha un impasto più incline ad accompagnare condimenti salati.

Crepes bretonne La Candelora

Ingredienti e preparazione delle crêpes

  • 150 gr farina di grano saraceno

  • 325 ml d’acqua

  • un pizzico di sale

Mettiamo la farina di grano saraceno in una ciotola con il sale e mescoliamo.

Versiamo prima 200 ml di acqua e lavoriamo con le fruste elettriche per circa 5 minuti alla massima velocità, in modo da incorporare più aria possibile.

Poi versiamo gradualmente l’acqua restante, continuando a lavorare l’impasto alla massima velocità per altri 2 minuti.

Copriamo con una pellicola (noi utilizziamo delle pellicole di cera naturale al posto della pellicola trasparente) e riponiamo in frigo per almeno 3 ore. Se vogliamo un impasto più digeribile, 24 ore in frigo sarebbe l’ideale.

Quando siamo pronti per la cottura, togliamo l’impasto dal frigo e lavoriamolo di nuovo con una frusta per qualche minuto.

Nel frattempo, scaldiamo una padella antiaderente; quando sarà ben calda ungiamola con un po’ d’olio e versiamo un mestolo del nostro impasto, distribuendolo velocemente e uniformemente su tutto il fondo della padella.

Facciamo cuocere a fuoco vivo per 2 minuti, fino a quando la superficie risulterà asciutta al tatto. Quando è ancora in padella, farciamo il centro della Galette a nostro piacere.

Ripieghiamo i quattro lembi verso l’interno, in modo da riprodurre la classica forma quadrata della Galette Bretonne. Continuiamo la cottura a fuoco medio-alto fino a quando il fondo della Galette risulterà croccante. Ci vorrà qualche minuto.

Mettiamo la Galette sul piatto, condiamo con un pizzico di sale e buon appetito!

Una canzone per la Candelora

Per accompagnare questa giornata di festa, riprendiamo un antico canto giapponese per bambini che si chiama Hato Popo, ovvero Piccolo Piccione. La morale che accolgono i versi della canzone è: “Non litigate tra di voi; è meglio condividere.”

Di seguito le note e il testo.

Hato Pato note musicali

Il testo originale in giapponese

Popopo! Hato popo!
Mamega hashiika?
Sora yaruzo!
Minnade nakayoku,
Tabeni koi.

Popopo! Hato popo!
Mameha umaika
Tabetanara
Ichidoni sorotte
Tonndeyuke.

Traduzione in italiano

Popopo! Piccione popo!
Ti piacciono i fagioli?
Scendi!
Li mangiamo
tutti insieme.

Popopo! Piccione popo!
Se i fagioli
sono deliziosi,
mangiane uno
e vola via.

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